Nino, il “santo” che a 40 anni cerca il gol più anziano in Liga

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Gianlucadimarzio.com. Puoi leggerlo su questo link.

“Se non vincete, non tornare a casa”, si era sentito dire dalla figlia prima della finale playoff contro il Girona dello scorso agosto. Se fosse andata male, il quarantenne Juan Francisco Martínez Modesto magari avrebbe potuto cercare un’altra sistemazione in “Calle Nino”, la via che i politici locali vogliono dedicargli nei pressi dello Stadio Martínez Valero, casa dell’Elche, in quanto “santo e simbolo della tifoseria”. Quella sera, Nino, così come lo conoscono tutti, ha centrato due obiettivi: portare la squadra della sua vita in Primera e tornare a dormire nel letto di sempre.

 

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Nino, il classico attaccante che come i vini buoni è migliorato nel tempo, dall’alto dei suoi 40 anni ritornerà in Liga con la chance di diventare il goleador più anziano della storia del campionato. Al braccio, ovviamente, la fascia di capitano del suo Elche, portato dalla terza divisione alla prima in soli tre anni e rappresentato in ben 45 gare solo nell’ultima stagione.

“Trascende la figura del calciatore per noi… È qualcosa di più: è un dio”, hanno detto esponenti del club a El Confidencial. Uno status che il Cannoniere di Vera ha costruito a suon di gol, rompendo tutti i record di presenze e marcature dell’Elche e della seconda divisione spagnola. Reti anche pesanti, come quelle 5 segnate in partite di playoff. Fra tutte, la più dolce è l’ultima, che dava alla squadra con il quinto budget più basso in Segunda l’accesso all’insperata finale, poi vinta, con il Girona.

Gli inizi

Nino arriva all’Elche nel 1997, diciassettenne ed in cerca di fortuna dopo la crescita nella cantera del Real Madrid. A 26 anni è già una leggenda del club, avendolo trascinato ad una storica promozione in Liga. Ma l’esordio nella massima categoria con i franjiverdes dovrà aspettare: un saluto da idolo indiscusso apre una fase della sua carriera in cui, alla ricerca di maggior successo, veste le maglie di Levante, Tenerife e Osasuna (regalando la promozione anche alle ultime due).

 

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Il metro e 69 di altezza non è mai stato un freno per lui, prima punta agile e tecnica, capace di segnare in tutti i modi grazie all’astuzia che lo contraddistingue. Il tempo, tuttavia, lo ha obbligato a reinventarsi, portandolo ad assumere un ruolo sempre più da trequartista, che lo ha allontanato dall’area ma avvicinato all’elaborazione del gioco. Questo sì, senza perdere mai il suo istinto da goleador.

Il ritorno

“Ho sognato molte volte di tornare. Questo giorno doveva arrivare, ma non arrivava mai”, diceva un emozionato Nino, 37 primavere alle spalle, alla sua seconda presentazione con l’Elche. In quel momento, il club si trovava in Segunda División B, la terza categoria per importanza in Spagna. Questa settimana scenderà di nuovo in campo in Liga, per la prima volta difendendo la sua squadra del cuore, contro la Real Sociedad.

 

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E dal 27 ottobre, data in cui sarà 24 ore più attempato di Donato quando segnò il suo ultimo gol a 40 anni e 138 giorni di età, avrà anche la possibilità di firmare la marcatura più anziana nella storia della Liga. Stufo che lo additino come il vecchio della situazione, quando i giornalisti glielo fanno notare preferisce virare su altri argomenti. “Non mi pongo obiettivi. Se succede, perfetto”. Ma, siamo onesti, neanche i vini buoni durano tutto questo tempo.

di Antonio Cefalù

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