È iniziato tutto a Melbourne, 25 anni fa. È iniziato da una promessa. Era il 1998 e due sorelle avevano appena terminato il primo dei 31 incontri che avrebbero giocato l’una contro l’altra nella loro carriera da professioniste. Quando Venus Williams vince quel secondo turno degli Australian Open, si avvicina alla rete, acciuffa la mano della sofferente Serena, la alza di fronte allo stadio e la trascina in un inchino condiviso. Dopo la partita, unite anche davanti ai microfoni le dirà: “Dobbiamo fare un patto: diventare la numero uno e due del mondo, così ci incontreremo solo in finale”.
AFFARI DI FAMIGLIA
Da quel momento e fino a pochi mesi fa, gli Slam e il tennis femminile diventano un “family business” a marca Williams. Agli Australian Open si incontreranno solo altre due volte, guardacaso solo finali. 2003 e 2017, vince sempre Serena. La seconda è l’ultima finale in cui si trovano faccia a faccia, l’unica in cui di Williams in campo ce ne sarebbero tre. La terza è Olympia, da cinque settimane nel ventre della vincitrice. Nel 2021 l’ultimo atto delle loro esperienze australiane finisce in un pianto. Di Venus per i dolori lancinanti alla caviglia, di Serena per i nervi dopo la semifinale persa. Oggi che siamo orfani di entrambe — Serena ha dato l’addio e Venus è assente per infortunio — potrebbero comunque tornare a incrociarsi altre due coppie di sorelle, come nel 1998 inedite per questi scenari. Sempre a Melbourne, lì dove nascono le dinastie.
LE SORELLE KUDERMETOVA
Assenti entrambe le Pliskova, le prime sorelle ad entrare in tabellone sono le Kudermetova. Una, Veronika, è al picco della sua carriera. L’altra, Polina, sta iniziando la sua scalata. La prima si affaccia alla stagione da numero 9 al mondo, il massimo mai raggiunto. Lo fa a 25 anni, dopo anni di lenta cottura — ce ne sono voluti sei fra i professionisti prima di entrare in top 100 — e mettendo a frutto un 2022 senza vittorie ma con tanti ottimi risultati: tre finali, quattro semifinali, i quarti al Roland Garros. La gioia più grande in doppio, di cui ha vinto le Finals ed è numero due al mondo. La compagna, Elise Mertens, ha detto che il suo ruolo nella squadra è fare “quella che tira forte”, lei esegue. L’ultimo risultato è la semifinale ad Adelaide, dalla quale si è ritirata dopo un ottimo torneo per un problema al fianco, sperando di limitare i danni verso lo Slam. Veronika ha iniziato per caso, convinta da una amica nella noia della sua Kazan giusto perché giocare a tennis “sembrava più attraente che badare al giardino di nonna”. La sua carriera giovanile è stata un percorso a ostacoli: la federazione non l’appoggiava e aveva anche provato a prendere la nazionalità austriaca pur di trovare chi le sostenesse le spese per le trasferte. Poi il dietrofront: con la Russia o nulla.
Grazie al suo successo, le cose sono state più semplici per Polina, che ha 19 anni ed è la numero 182 del mondo. È stata la numero 4 della classifica junior e, per la prima volta, ha giocato le qualificazioni di uno Slam, superandole. Papà Eduard, campione di pattinaggio sul ghiaccio, dice che è la piccolina ad avere più potenzialità. Per evitare i traumi di Venus e Serena, potrebbero incontrarsi solo in finale, ma sembra un’impresa impossibile.
LE SORELLE FRUHVIRTOVA
Le più attese, però, sono Linda e Brenda Fruhvirtova, 17 e 15 anni rispettivamente. Due bambine, due prodigi. Anche se la loro storia nasce in un quartiere agiato di Praga e non nel ghetto di Compton, sono bollate da molti come le potenziali eredi della dinastia Williams e si allenano nell’accademia di Patrick Mouratoglou, che di Serena è stato a lungo allenatore. Cercare informazioni su di loro vuol dire sentirsi il criceto che gira nella ruota. Non importa quanto a ritroso si vada, o di quale sorella si tratti, gli articoli sembrano tutti uguali: “Come sanno già tutti è una futura fuoriclasse, la notizia è che oggi sembra più forte di ieri”. In effetti, Linda è da quando aveva poco più di 10 anni che ripete alla stampa di voler diventare la numero 1 e vincere gli Slam, e lo fa sapendo cosa dice. Ultimamente, dopo aver vinto il suo primo titolo a Chennai (per i suoi 17 anni, il più giovane del 2022), ha messo anche un orizzonte temporale: “Voglio che un major arrivi al più presto possibile, ma non importa se sarà a 19 o 20 anni”. Impaziente o realista? Un suo vecchio allenatore ha definito il suo modo di giocare “stile pitbull”, Mouratoglou ha ampliato il concetto: “Vince perché non fa altro che entrare, entrare, poi colpire, colpire, colpire finche non ti spezza”. Oggi è la numero 80 ma non vede l’ora di spezzare tutto il mondo del tennis.